Wild at Heart:
David Lynch e il lato oscuro de Il mago di Oz

Wild at Heart
Wild at Heart, David Linch (1990)

C’è una strada che attraversa l’America e non porta da nessuna parte, se non nel cuore bruciato dei suoi sogni. In Wild at Heart (1990), David Lynch riprende la fiaba più celebre del Novecento – Il mago di Oz – per raccontare cosa succede quando la magia si spezza, quando la casa non è più un rifugio ma una minaccia, e il ritorno diventa impossibile.

Wild at Heart racconta la fuga disperata di Sailor e Lula, due giovani amanti in corsa tra motel polverosi e deserti incandescenti. Lui è appena uscito di prigione; lei lo segue con cieca devozione. Ma Marietta, madre di Lula e vera antagonista del film, è decisa a separarli a ogni costo. Il viaggio dei due diventa un’odissea visionaria, dove l’amore si mescola alla paura e l’America si trasfigura in un incubo da fiaba.

“There’s no place like home” diceva Dorothy, battendo i tacchi. Ma qui non funziona. Lula lo fa, con forza e disperazione, ma nessuno torna indietro. Si può solo scappare.

David Linch
Wild at Heart, David Linch (1990)

Lynch mescola più generi in un’unica storia: il road movie, il grottesco, il film romantico e l’horror. Questa commistione crea una fiaba moderna, dove la violenza e l’amore si intrecciano, dove il sogno convive con l’incubo.
Nel film, l’ombra di Oz è ovunque. Il viaggio di Sailor e Lula attraversa paesaggi deformati, motel squallidi, deserti incandescenti, come se il Kansas fosse esploso sotto il peso del desiderio e della colpa. Il loro amore è l’unico incantesimo possibile in un mondo che ha perso la bussola morale. Lynch mostra una fiaba rotta, dove la strega cattiva – Marietta – è una presenza inquietante che si insinua nel loro cammino.

Il fuoco torna spesso. Brucia nei sogni, nei flashback, nei fari delle auto. Come in Oz, la fiamma segna i passaggi. Ma qui non c’è resurrezione, solo combustione lenta. La violenza è un sottofondo continuo, mai gratuita, ma inevitabile. Lynch la incide nel corpo del film come una cicatrice, una ferita che non smette di raccontare.
Eppure, quando tutto sembra perduto, Lynch lascia filtrare un frammento di speranza. Glinda, la strega buona, appare come una visione. E Sailor, l’uomo che fugge sempre, decide di tornare. Non per ritrovare casa, ma per dare un nome alla sua inquietudine. E abbracciarla.

Wild at Heart
Wild at Heart, David Linch (1990)

Nel 1990 Wild at Heart vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes, tra fischi e applausi. Un premio discusso, per un film che spinge l’amore oltre i confini del mito romantico e lo lascia bruciare nell’inferno dell’America.