l’inutile necessario. Sul gesto rituale nei film di Tarkovskij, tra disperazione e resistenza.

Tarkovskij

Alexander dà fuoco alla sua casa affinché tutto torni come prima. Andrej attraversa una piscina con una candela accesa per poter tornare nella sua patria. Solo al terzo tentativo ci riesce. Poco dopo, muore. In entrambi i casi, l’azione non è spiegabile, non risponde a un fine pratico. È un gesto che non salva, non cambia, non convince nessuno. Ma è tutto ciò che resta da fare.

Nei film di Tarkovskij, il gesto prende il posto della parola. È fragile, testardo, quasi ridicolo nella sua fede. Come se fosse possibile trattenere il disastro con un movimento minimo, infantile, quasi superstizioso. Slavoj Žižek ha scritto che questi atti sono proprio questo: l’eco di un’infanzia mai del tutto dissolta, in cui si crede ancora che fare qualcosa – qualsiasi cosa – possa impedire che accada il peggio. Ma nei film di Tarkovskij non si tratta di credere: si tratta di fare. Di compiere il gesto, anche se non serve.

Nostalghia
Nostalghia, Andrei Tarkovskj (1983)


Ogni oggetto, ogni casa, ogni corpo nei suoi film è in ascolto. La realtà è materia intrisa di memoria, e quel che accade non scivola via: resta, impregna, segna. Tarkovskij filma il tempo che passa come se fosse una sostanza liquida, un alito che si posa sulle cose. E quando un personaggio agisce, lo fa non per volontà, ma per necessità. Perché non fare sarebbe peggio. Perché è l’unico modo che ha per lasciare un segno contro l’invisibile.
Il gesto è un’offerta, non una soluzione. È bruciare la casa non per punizione, ma per amore. È attraversare l’acqua non per raggiungere un luogo, ma per segnare un confine. Il gesto, così, diventa un corpo: porta dentro sé il passato, il desiderio, il dolore. È un modo di abitare il mondo quando il mondo non ha più direzione.

Tarkovskij
Sacrificio, Andrei Tarkovskj (1986)

Tarkovskij non racconta storie: ascolta silenzi. I suoi personaggi si muovono dentro spazi che respirano, che trattengono, che osservano. E quando si compie un’azione, per quanto assurda, è come se tutta la realtà la ascoltasse. Non c’è nessuno da convincere. Non c’è nulla da spiegare. C’è solo il bisogno di compiere qualcosa che possa, almeno per un istante, resistere.