La ri-scoperta dell’America: Almodóvar incontra Hopper.

La consapevolezza della vita, spesso, fa dimenticare il suo inevitabile contrario: la morte, come se fossimo alla continua ricerca della felicità all’interno di un tunnel plumbeo, la cui luce finale sembra solo accecare, per poi pian piano allontanarsi a ogni passo compiuto dall’uomo. Di fronte a questa brama di felicità, i latini ci avrebbero consigliato di ricordarci di dover morire. Momento mori, una locuzione che, se interiorizzata, trasformerebbe la nostra quotidianità in una vigilia di Capodanno giornaliera, che celebra la vita e la serenità di ogni singolo istante, rendendo quest’ultimo importante e denso di significato.
Questa è una prima riflessione che si potrebbe fare pensando all’insolita scelta cromatica utilizzata da Almodóvar nella sua ultima pellicola “ La stanza accanto” vincitrice del Leone d’oro come miglior film al festival del cinema di Venezia. La vivacità dei colori della fotografia, infatti, nonostante sembri entrare in contrasto con la trama, allevia come un balsamo l’anima dello spettatore, curando le ferite crudeli della vita – alle quali siamo tutti esposti in prima o in terza persona – cercando di abituare il pubblico a una nuova descrizione del dolore.
EDWARD HOPPER.

Per la prima volta la nave Almodóvar sbarca in America, osannando gli artisti che hanno fondato le basi per la corrente più cromaticamente coinvolgente di tutte: la pop Art, approdando in un territorio passato il cui clima dicotomico cercava di districarsi tra modernismo e cultura di massa, tra sogno americano e difficoltà quotidiane ma soprattutto tra arte alta e arte popolare. Ed è in quell’atmosfera pop che, per alcuni istanti, la gioia sembra pervadere l’osservatore, immergendolo in un clima di festa paragonabile a quella scoperta che segnò l’inizio dell’epoca moderna. Una scoperta che torna attuale attraverso le citazioni pittoriche di uno degli artisti più importanti del neorealismo americano: Edward Hopper, glorificato da Almodóvar attraverso inquadrature dal forte impatto cromatico che rimandano a quella mostra di luci del 1952.
La sua pittura viene ispezionata dal regista spagnolo e dal direttore della fotografia Edu Grau, che hanno lavorato per restituire al mondo dei quadri viventi nei quali i personaggi dialogano tra loro su tematiche attuali: come l’eutanasia. La prigionia delle figure, rappresentata da Hopper in quella solitudine figurativa che contraddistingue i suoi dipinti, prende forma attraverso la veridicità realistica della Settima Arte, facendo in modo che il regista spagnolo si guadagni il titolo di pittore della vita, in quanto capace di rendere ancora più veritiero il realismo americano.
Il memento mori della vita reso immortale grazie all’arte della luce.

Un trionfo della luce quello scrutabile in questo film, che rende la malattia l’ultimo stadio di una vita nella quale si vorrebbe solo gioire, potendo così impartire insegnamenti fondamentali ai più fortunati, senza rinunciare a quei diritti umani individuali – che rimandano al nono emendamento della carta dei diritti americana – non menzionati dalla Costituzione. Come il diritto alla dignità dell’essere umano che sceglie consapevolmente di morire, per mantenere la sua rispettabilità senza abbandonarsi alle perdite di memoria dovute alla cure mediche.
E nella vittoriosa cornice che inquadra l’incrocio tra Almodóvar e il più grande tra i riferimenti della corrente realista americana, si inserisce l’incontro tra Ingrid (Julianne Moore) e Martha (Tilda Swinton), che in una potente ma rasserenante “lunghezza d’onda”, ci raccontano una sofferenza che dopo aver spettinato le corde del cuore allieta la vista facendo così dell’arte l’unico strumento capace di farci vivere per sempre. Ed è su quel lettino hopperiano che, avvolta nel suo completo color “gioia”, Martha dice addio alla vita, per abbracciare l’immortalità di un dipinto esposto nelle pareti della mente di tutti coloro che hanno voluto godere dello spettacolo artistico decantato ne “La stanza accanto“: un capolavoro fatto di capolavori.

Laureato in Editoria, culture della Comunicazione e della Moda alla statale di Milano, attualmente impegnato nel suo lavoro di articolista e organizzatore di eventi culturali. Amante della pittura, della musica e dell’architettura anche se è la moda la sua passione più grande.
