La città proibita: Il ritorno di Gabriele Mainetti sul grande schermo

La città proibita
La città proibita, Gabriele Mainetti (2025)

Cosa si ottiene se all’anima narrativa, tipica del grande cinema italiano, si unisce la spettacolarità dei blockbuster internazionali? Probabilmente ciò che ne viene fuori è il cinema di Gabriele Mainetti.

Dal flop al riscatto: La città proibita

Gabriele Mainetti ha conseguito una laurea nell’Università di RomaTre per proseguire gli studi nella prestigiosa Tisch School of the Arts di New York, e questa unione tra la regia di stampo hollywoodiano e lo stile e la comicità romana emergono prepotentemente nelle sue produzioni. Torna, infatti, al cinema con il suo terzo lungometraggio: La città proibita.

L’unione del cinema italiano al Wuxia cinese

Mei
La città proibita, Gabriele Mainetti (2025)

Protagonista è Mei (interpretata da Yaxi Liu, già conosciuta stuntwoman per il live-action di Mulan), una misteriosa ragazza cinese alla ricerca della sorella. I primi minuti del film rispecchiano perfettamente il genere del wuxia, ovvero quel genere letterario, divenuto poi anche cinematografico, che tratta le storie di eroi abili nelle arti marziali. L’ambientazione e lo spirito sono calati perfettamente in quel mondo, specialmente nei combattimenti, che, per quanto lunghi, intrattengono e divertono, nella loro originale brutalità. Tuttavia, ecco che bruscamente questo flusso narrativo viene interrotto e veniamo piombati nella realtà romana, in particolar modo nella multiculturalità di Piazza Vittorio.

Roma e il microcosmo dei personaggi

Marcello
La città proibita, Gabriele Mainetti (2025)

In contrapposizione alla figura di Mei c’è Marcello (Enrico Borello). Se negli ultimi film di Mainetti, si stagliavano figure di supereroi (come ne Lo chiamavano Jeeg Robot) o personaggi stravaganti (Freaks Out), Marcello si distacca da tutto questo nella sua semplicità. Marcello è infatti un cuoco che lavora nel ristorante di proprietà familiare, la cui vita è sconvolta dall’arrivo di Mei. I personaggi, sebbene con alcuni tratti caricaturali, riescono a veicolare tematiche di spessore, con linguaggio schietto ma anche sarcastico, così permettendo allo spettatore la riflessione su tematiche come tensioni culturali e dinamiche sociali, mantenendo però un atteggiamento sempre leggero. Il film viene inoltre costellato da presenze attoriali come quella di Luca Zingaretti, Sabrina Ferilli e tra tutti Marco Giallini. Quest’ultimo interpreta Annibale, al quale si contrappone Mr. Wang. I due sono a capo delle rispettive gang che agiscono nella Roma sotterranea, dando uno spaccato di una Roma piena di guai e malaffari. Anche i personaggi più negativi sono contraddistinti da fragilità che permettono facilmente di empatizzare.

Un pastiche di generi: ‘’fumetti per il cinema’’ e non solo

A dieci anni dal suo esordio Mainetti impacchetta un prodotto filmico che vira da un momento all’altro dal cinema tipico cinese a quello d’autore, con vari momenti cinefili che ricordano film come Vacanze Romane, omaggiando anche il tarantiniano Kill Bill sino ai film di Bruce Lee, in un pastiche alla Sergio Leone che abbraccia il revenge movie, il rom-com con del crime-action.

Conclusione

La città proibita
La città proibita, Gabriele Mainetti (2025)

Un mix inaspettato e sicuramente audace che però risulta convincente, se non per qualche momento troppo romanzesco, che però non va ad intaccare di troppo la pellicola. Nel suo terzo approdo alla regia Mainetti si riconferma uno dei registi più interessanti del nostro panorama contemporaneo. Unire un cuore tutto italiano, alle tecniche delle grandi industrie cinematografiche, con le diverse strutture del cinema di genere è una scelta vincente che produce un prodotto non solo coinvolgente, ma anche dal grande spessore artistico. Dimostra così ancora una volta come il cinema italiano, mescolato a tradizione e modernità, abbia ancora molto da raccontare.