Isabella d’Este: la prima Donna del Mondo tra diplomazia, cultura e moda
Definita nelle fonti dell’epoca la prima Donna del Mondo, Isabella d’Este è una figura immortale e universale nel panorama della cultura Occidentale; un ruolo che le calza a pennello, dato che la sua vicenda esistenziale interessa in modo del tutto naturale varie sfere della produzione intellettuale. Isabella appartiene all’immaginario collettivo mondiale, è patrimonio comune dell’umanità come il Rinascimento, che meravigliosamente incarna e rappresenta. La marchesa vive l’epoca del Rinascimento italiano che volge al declino della pace: in un periodo di spaventosi timori e fragili alleanze, in cui la Penisola entra nelle mire espansionistiche delle grandi potenze straniere, la nobildonna, al fianco del consorte Francesco II Gonzaga, influente duca di Mantova, è in grado di tessere alleanze e di fornire allo stato gonzaghesco un senso di rinnovata fiducia ed energia, facendo coincidere gli interessi della nobiltà con le più stringenti necessità della popolazione. Isabella non si limitò ad agire sul versante diplomatico e politico. Seppe infatti farsi apprezzare per la sua estesa cultura e per i suoi raffinatissimi gusti in fatto di arte – era in contatto con i pittori e gli intellettuali di maggior spicco del suo tempo, tra cui Leonardo, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini e Tiziano – e di moda, dettando legge nelle corti europee.
Anche tramite il proprio aspetto curato nei minimi dettagli, la Signora del Rinascimento perseguiva il proposito di fornire un’immagine di sé come di dama ideale del suo tempo. Lo straordinario gusto di Isabella in fatto di moda emerge sin dal 1490, anno in cui la nobildonna, allora appena sedicenne, si appresta ad organizzare il suo corredo dotale per le nozze con Francesco II, descritto dall’ambasciatore mantovano Gerolamo Stanga come «degno di una regina». Isabella si immerge con gioiosa energia nei preparativi, apportando il suo contributo al disegno di abiti ed accessori e proponendo invenzioni che forniscono una nota originale ed inedita alla voga corrente nel vestire. Quando il corredo giunge da Ferrara, sua città natale, a Mantova la cittadinanza ne rimane assolutamente sbalordita. Per il trasporto dei preziosi beni vengono realizzate 13 cassapanche dipinte dal pittore della corte estense Ercole de’ Roberti e decorate con undicimila foglie d’oro e lapislazzuli reperiti personalmente dall’artista emiliano a Venezia. Particolarmente decantati nelle fonti storiche sono i lussuosissimi abiti fatti confezionare dalla duchessa per il corredo: nel documento dotale, si fa riferimento a vesti di seta intessute d’oro e d’argento, realizzate con stoffe preziosissime provenienti dall’Oriente.
I capi di vestiario indossati più spesso dalla marchesa e replicati, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, dai più abili sarti delle ricche corti italiane ed europee sono la camora e la sbernia (o albernia). La camora è descritta come una veste ampiamente scollata – che lascia scoperte le spalle, come appare ben visibile nel ritratto tracciato a carboncino alla marchesa d’Este da Leonardo (fig. 1) – con un grande strascico, le maniche staccate, assicurate all’abito attraverso augelli o lacci, solitamente in numero di sei, in modo da lasciar sbuffare la camicia dalle aperture. Il dettaglio della manica, di derivazione francese, in preziosissimi broccati, in damasco, in velluto o in raso, era certamente il più appariscente: lo si denota chiaramente osservando uno dei vari ritratti di Isabella eseguiti da Tiziano, la cosiddetta Bella della Galleria Palatina di Firenze. Nell’opera del celeberrimo artista veneto, eseguita attorno al 1536, la nobildonna indossa un abito turchese con ricche maniche staccate in damasco adorante da gemme ed impreziosite da leggiadri ricami aurei (fig 2).


La sbernia è invece un elegante mantello in lana, foderato in seta per l’estate ed in pelliccia per l’inverno, che dona un tocco di movimento e dinamismo alle monumentali vesti: la marchesa ne indossa una di raffinatissima fattura, con dettagli in pelliccia di ermellino, in un altro ritratto eseguito dal Vecellio, quello del Kunsthistorisches Museum di Vienna, dei primi anni ’30 del Cinquecento (fig. 3). Isabella amava i colori scuri, che, a dire delle dame della sua corte, ne esaltavano la bellezza delicata e composta: si tratta di un retaggio della moda della corte napoletana, entro cui la madre della nobile, Eleonora d’Aragona, era cresciuta.

Una nota di fondamentale importanza nella ricostruzione del look di Isabella va certamente riservata alle sue stravaganti acconciature. Di invenzione della duchessa mantovana è la cosiddetta capigliara, che la dama sfoggia fieramente nel già citato ritratto tizianesco oggi a Vienna: pesante e fastosa, sta tra la parrucca e l’acconciatura. Questa, rotonda, esageratissima e ricca di ornamenti, viene portata all’indietro in modo che le bande dei capelli sulla fonte rimangano scoperte e risulta formata da capelli veri o da stoffe preziose finemente arricciate. La notorietà di questo tipo di acconciatura è testimoniata da numerose lettere di dame che si rivolgevano a Isabella per chiedere preziosi consigli relativi alla sua complessa esecuzione. Tra queste, spicca Lucrezia Borgia, che, in una lettera datata 3 aprile 1505, interpella Isabella per conoscere i particolari delle sue inusuali acconciature, offrendole in cambio raffinate camicie spagnole. Il vastissimo successo della capigliara della duchessa estense nelle corti italiane è testimoniato, oltre che dagli scambi epistolari della nobildonna, da numerosissimi ritratti, eseguiti nel primo trentennio del Cinquecento, presentanti dame che indossano questa particolare acconciatura. Margherita Paleologo, nuora di Isabella – va in sposa al figlio della marchesa, Federico II Gonzaga, nel 1531 – si fa ritrarre, nell’anno delle nozze, dal più celebre degli allievi di Raffaello, Giulio Romano, con la fastosa acconciatura portata in auge dalla suocera (fig. 4); la nobildonna bergamasca Lucina Brembati porta una capigliara con leziosi fiocchetti dorati nel celebre ritratto eseguito da nel 1518 ed oggi esposto all’Accademia Carrara di Bergamo; è pettinata alla moda di Isabella anche l’elegante signora ritratta da Bernardino Luini attorno al 1515 in una meravigliosa tela oggi alla National Gallery of Art di Washington (fig. 5).


A completare il ricercato outfit della nobildonna più celebre della Penisola erano i suoi sofisticati accessori. La duchessa era solita indossare lunghi guanti – generalmente di manifattura spagnola – stimati un ornamento necessario e spesso completamente imbevuti di profumo. In voga allo scorcio del Cinquecento presso la corte mantovana era anche il ventaglio, di forma quadrangolare, ornato di piume variopinte, retto tra le mani o, alternativamente, appeso alla cintura attraverso una sottile catena d’oro. Isabella, inoltre, era una grande amante dei gioielli: la sua collezione di preziosi, soprattutto nei primi anni di matrimonio, appare in rapidissima e continua espansione; la nobile acquista frequentemente, anche troppo rispetto ai mezzi di cui dispone, rubini, smeraldi, coralli, diamanti e turchesi. La duchessa reperisce le gemme preziose soprattutto a Venezia, come attestato dalla corrispondenza epistolare con il commerciate veneto Giorgio Brognolo. Dettaglio immancabile per la marchesa era il profumo: la nobildonna componeva personalmente le sue fragranze, facendosi inviare dai suoi corrispondenti il muschio dall’Indonesia, l’incenso dall’Arabia, il balsamo dall’Egitto e l’aloe dall’India. La sua abilità nel fabbricare profumi era nota anche al di fuori dei confini italiani grazie al figlio Federico, che se ne faceva inviare spessissimo alla corte di Spagna, presso cui risiedeva.

Laureata in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano, è oggi assistente di galleria nell’effervescente panorama culturale milanese. Da sempre immersa nel mondo dell’arte, le sue indagini si focalizzano sull’evoluzione dei linguaggi artistici dall’epoca moderna fino a oggi.
