GRAND THEFT HAMLET: TEATRO SHAKESPEARIANO NEL CAOS DIGITALE

Regno Unito, gennaio 2021. La nazione è entrata nell’ennesimo lockdown e, come molti altri, anche gli attori teatrali Sam Crane e Mark Oosterveen sono costretti ad affrontare la frustrazione data dalla disoccupazione, sempre più isolati socialmente e incerti su come agire per assicurarsi un futuro nel mondo dello spettacolo, particolarmente colpito dalla pandemia. Incanalano quest’amarezza immergendo i loro avatar nel mondo virtuale di GTA (Grand Theft Auto) Online, videogioco ambientato nella città fittizia di Los Santos, noto per la sua rappresentazione iperrealistica e violenta della società americana.
È in questo contesto, tra fughe dalla polizia, furti e uccisioni, che nasce il documentario britannico “Grand Theft Hamlet”, diretto dallo stesso attore Sam Crane e dalla moglie Pinny Grills. Durante una sessione di gioco, i due si imbattono nel Vinewood Bowl, la versione GTA dell’Hollywood Bowl, dove prendono l’insolita decisione di mettere in scena una rappresentazione teatrale dell’Amleto all’interno del videogioco stesso, mostrando audizioni, prove e spettacolo finale.
MACHINIMA E IMPROVVISAZIONE: FARE TEATRO IN UNA CITTÀ VIRTUALE

“Grand Theft Hamlet” è un machinima, ovvero una produzione audiovisiva realizzata sfruttando il mondo già creato di un videogioco.
GTA V si presta bene a tale tecnica, possedendo la modalità “Regista”, che permette al giocatore di modificare entro certi limiti le caratteristiche, tra le quali meteo, luce e ambientazione, creando inquadrature con grande facilità e registrando il tutto sfruttando direttamente il videogioco. Il tutto non è però disponibile nella versione online del gioco, utilizzata invece dai due attori.
Una volta trovato l’auditorium, iniziano a entrare in contatto e convincono altri giocatori a partecipare alla rappresentazione, creando una vera e propria compagnia, che si dava appuntamento e organizzava prove.
Non potendo però utilizzare la modalità “Regista”, ciò che capita più spesso nel corso del documentario è che gli altri giocatori presenti online li uccidano, o che vengano interrotti dall’arrivo della polizia, che in questo contesto è l’antagonista.
Nel film, come nel gioco, si muore e si ricomincia molte volte e questo meccanismo diventa parte fondamentale di ciò che viene raccontato.
RECITARE CONTROCORRENTE: ARTE E RESISTENZA IN UN MONDO DOMINATO DAL CRIMINE
Ciò che distingue “Grand Theft Hamlet” da altri machinima è soprattutto il modo in cui è stato montato e costruito.
Los Santos è una caricatura grottesca di Los Angeles, un luogo che incarna l’ossessione per il capitalismo, dove il denaro è l’unico linguaggio relazionale e il crimine rappresenta la norma. In questo contesto distorto, il tentativo di un gruppo di persone di mettere in scena uno spettacolo teatrale appare come un gesto radicale, quasi eroico.
Il paradosso si intensifica nel momento in cui devono fronteggiare l’ostilità inconsapevole degli altri giocatori, ignari del progetto e fedeli alle regole implicite del videogioco. Il risultato è una riflessione inusuale su temi come la difficoltà di creare comunità, il desiderio di dare un senso più profondo alla propria esistenza, le diverse modalità di approccio all’arte e il confronto con chi persegue obiettivi del tutto differenti.
Non si tratta di argomenti nuovi, ma vengono esplorati attraverso un dispositivo narrativo ironico, che capovolge le aspettative e stimola una lettura critica del contesto culturale da cui il gioco stesso prende forma.
UN DOCUMENTARIO NECESSARIO PER UN’EPOCA DIGITALE

Si tratta di un documentario rivoluzionario e necessario, realizzato in un’epoca in cui gran parte delle nostre vite si sposta online. Difatti, le persone coinvolte, sparse nel mondo, sono ognuno a casa propria ed è come se le immagini mostrate fossero il riflesso di ciò che avviene al di fuori del gioco stesso e quindi del mondo reale che le ha generate.
Ci si interroga su cosa sia questo spazio e su cosa possa essere realizzato al suo interno.
Una storia così antica può conservare il suo senso in una modalità così nuova?
Studentessa del corso di Cinema e Animazione presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, aspira a diventare sceneggiatrice. Ha maturato esperienza sul set come segretaria di edizione in cortometraggi universitari e possiede competenze da copywriter. La scrittura è il suo strumento di espressione più autentico.
