DREAMS DI HAUGERUD: UN DESIDERIO SCRITTO, UNA REALTÀ SOSPESA

Dreams
Dreams, Dag Hohan Haugerud (2024)

Vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2025, Dreams (Drømmer) di Dag Johan Haugerud, è il terzo e ultimo capitolo della trilogia che comprende opere quali Sex e Love. All’interno di questi tre semplici titoli, quasi neutri, vi è racchiuso di contrasto invece un universo stratificato, che parla di intimità fisica ed emotiva.
Haugerud esplora infatti territori incerti tipici delle relazioni umane, con uno sguardo che non ha paura di entrare nel cuore dell’ambiguità di queste, evitando il moralismo nel quale è facile ricadere.

In Dreams, la narrazione è di per sé apparentemente molto semplice. Johanne è una studentessa di 17 anni, che si innamora perdutamente della sua nuova e giovane insegnante di francese, Johanna, vivendo un vero e proprio risveglio sessuale. Sentendosene travolta, decide di scrivere di questa sua esperienza nel suo diario. Ne risulta una storia raccontata in maniera talmente vivida, che sia la madre che la nonna pensano possa valerne la pena di pubblicarla sotto forma di romanzo. Una trama essenziale, trattata con una delicatezza rara.

JOHANNE RACCONTA, MA CHI DECIDE COS’È VERO?

Film
Dreams, Dag Hohan Haugerud (2024)

Johanne è al centro delle dinamiche che caratterizzano il film e tutto ciò che vediamo, o intuiamo, è filtrato attraverso il suo sguardo, rafforzato tramite la scrittura del suo diario segreto, grazie al quale sviluppa una maggiore consapevolezza di sé.
È proprio così che il regista riesce a creare una frattura tra ciò che il film rappresenta e ciò che invece lo spettatore è portato a credere: grazie a quel testo, infatti, ha inizio un conflitto tra la realtà della ragazza e la percezione che chi la circonda ha di essa.
Haugerud gioca con questa ambiguità, confondendo chi guarda tra ciò che è reale e ciò che è riflesso di un desiderio, o persino un sogno.
Ciò che avviene tra le due donne non è mai reso esplicito, ma rimane sospeso, così che il film non debba dare risposte sulle implicazioni emotive e, soprattutto, morali.

Dreams
Dreams, Dag Hohan Haugerud (2024)

In questo spazio sospeso, Dreams riesce a far emergere una questione fondamentale: cosa accade quando i confini, che siano questi etici, relazionali o educativi, vengono oltrepassati, senza però che nessuno sembri davvero colpevole?
L’autore non fornisce risposte, ma solleva domande. La sua è una scrittura sottile, che mette a disagio proprio perché evita il conforto della condanna.
Non si tratta di un film “sulle molestie”, non è un film di denuncia e proprio per questo disarma: mostra una realtà che può esistere e spesso esiste, nella sua equivocità.

L’approccio registico è coerente con questa intenzione: l’uso della macchina da presa è discreto, quasi invisibile. I movimenti sono lenti, i dialoghi spesso ridotti al minimo. Il racconto si costruisce nei vuoti, nelle omissioni, nelle pause. Non ci sono picchi drammatici o scene madri. Anche la colonna sonora è assente, lasciando spazio al suono ambientale dei momenti condivisi tra Johanna e l’insegnante.
Tutto ciò va ad amplificare la forza emotiva delle immagini, creando uno spazio in cui il pubblico si possa sentire continuamente interpellato.

UN FILM CHE INTERROGA PIÙ DI QUANTO SPIEGHI

film
Dreams, Dag Hohan Haugerud (2024)

Dreams è anche un invito a riflettere sul ruolo degli adulti nei confronti dei giovani, sulla sottile linea che separa la cura dall’influenza, la vicinanza dal potere.
In un’epoca nella quale si è veloci a raggiungere sentenze morali, Haugerud propone uno sguardo diverso, più complesso: quello della comprensione senza proscioglimento.
In conclusione, Dreams è un film che lascia aperti molti interrogativi. Non cerca di risolverli, né di giustificare, ma di portare alla luce ciò che spesso preferiamo ignorare.
È una visione che disturba e affascina, proprio perché ci costringe a stare dentro il dubbio.