Ai Weiwei approda a Bologna

Ai Weiwei

Conosciuto per le sue opere dal forte sapore politico, provocatorie e senza peli sulla lingua, Ai Weiwei presenta la sua prima mostra personale a Palazzo Fava, nel cuore di Bologna, intitolata: “Ai Weiwei. Who am I?”. Curata da Arturo Galasino e promossa da Fondazione Carisbo nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, la mostra raccoglie alcune delle opere più peculiari dell’artista cinese, riconosciuto per l’utilizzo di una vasta gamma di media nelle sue opere e per il suo attivismo critico nei confronti dei conflitti internazionali odierni.

Chi è Ai WeiWei?

Nato a Pechino il 28 agosto 1957, Ai Weiwei trascorre la maggior parte dell’infanzia nelle campagne circostanti la capitale. Dal 1961 al 1976, infatti, la famiglia viene esiliata dalla città in seguito alla denuncia nei confronti del padre, il rinomato poeta Ai Qing, ritenuto un rivoluzionario e aspramente criticato per la sua linea politica.

Rientrato in seguito nella capitale, Ai Weiwei studia animazione all’Accademia del Cinema, dove si unisce ad un gruppo di artisti d’avanguardia denominato “Stars”. È grazie a questo collettivo che l’artista entra nella scena artistica nei primi anni ’80, allestendo una mostra alla China Art Gallery di Pechino, e segnando la storia come la prima mostra d’arte contemporanea cinese concessa dalle autorità della città.

Solo un anno dopo, nel 1981, Ai Weiwei si trasferisce negli Stati Uniti, studiando inglese in diverse università ed iniziando un percorso di studi nella Art Students League of New York, dove comincia ad avvicinarsi a nuove tecniche di produzione e sperimentando principalmente ready-made e fotografia, documentando la vita frenetica della Grande Mela. Artista, fotografo, architetto, curatore, Ai Weiwei passa da un medium espressivo all’altro: dalla pittura, alla ceramica, fino all’architettura e al cinema, la sua carriera è segnata da una produttività considerata straordinaria.

Gli interessi sociali e l’attivismo politico

Nel corso della sua carriera, Ai Weiwei si afferma come attivista politico, esprimendosi nelle forme più disparate, tra arti visive, installazioni, architettura, pubblicazioni, performance, film e comunicati. Investendo molti sforzi nel valorizzare il potenziale di internet – definito da lui come “strumento per la democrazia” – crea un blog tenuto tra 2005 e 2009, dove avvia la sua attività di condivisione delle denunce sociali, rivolte in particolare contro il governo cinese, e riflettendo sul valore dell’espressione artistica, passando in seguito a Twitter e Instagram. L’artista fotografa ogni momento del suo processo creativo e lo pubblica sul suo blog, come forma di “scultura sociale” contro la censura del suo Paese natìo.

Nel 2008 conduce una “Citizens’ investigation” sulle vittime del crolli di scuole nel Sichuan, causate sia dal terremoto che dalle negligenze nella costruzione; nel 2010 indaga sulle pressioni politiche sul sistema giudiziario cinese nel documentario “One Recluse”.
Nell’aprile 2011, senza alcuna accusa formale, la polizia cinese arresta Ai Weiwei e lo tiene recluso per 81 giorni in una località segreta. Il mondo dell’arte si indigna e organizza mostre, petizioni, coinvolgendo i governi per fare pressione per il suo rilascio. Il nome di Ai Weiwei oltrepassa la cerchia degli appassionati di arte e architettura, l’onda del web lo diffonde su scala mondiale: Ai Weiwei diventa il simbolo della lotta per la libertà di espressione in Cina. In seguito alle pressioni sociali, l’artista viene rilasciato dal governo cinese, con l’ordine di non lasciare il Paese fino al 2015.

Ai Weiwei a Bologna

Ai Weiwei

In via Manzoni a Bologna – in pieno centro storico – Palazzo Fava accoglie la prima personale di Ai Weiwei in Italia, dal 21 settembre 2024 al 4 maggio 2025. La mostra è aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 19:00, con ultimo ingresso alle 18:00. I biglietti sono acquistabili sia online che in biglietteria all’ingresso del palazzo, con visite di gruppo prenotatili.

Il palazzo, adornato fin dall’ingresso dalle sue opere, raccoglie le sue riflessioni con ogni mezzo utilizzato dall’artista. Si passa da sculture in seta e legno ispirati a creature mitologiche e all’arte degli aquiloni cinesi, a sculture in ceramica e legno, fino a quadri realizzati in mattoncini LEGO che imitano grandi opere da Leonardo da Vinci a Giorgione e Pollock, dove vengono inseriti elementi “estranei” all’opera originale.

Nelle ultime sale, ritroviamo opere in ceramica realizzate con l’antica tecnica della porcellana Ming, dove sono state dipinte scene che richiamano i conflitti internazionali del XXI secolo, affiancate da una carta da parati con scene analoghe e dalla serie fotografica “Study of perspective” (1995-2024), dove l’artista fotografa palazzi istituzionali con in primo piano il suo dito medio, a segnalare il suo disaccordo con la politica odierna e con la gestione dei conflitti. Nell’ultima sala vengono esposti filmati e raccolte di foto che documentano la vita dell’artista, dalla sua quotidianità al processo creativo dietro ai suoi lavori.

La mostra si conclude con un filmato di 90 minuti, intitolato “Ai vs AI”, dove l’artista pone 81 domande – come i giorni di detenzione in Cina nel 2011 – all’intelligenza artificiale e al pubblico in generale, esprimendo la sua visione sulla libertà di parola e sul “diritto di fare domande”. Per chi volesse vederlo interamente, qui a seguire gli orari di inizio proiezione: 10:00, 11:30, 13:00, 14:30, 16:00, 17:30.