Film vs Libri: Dalle pagine allo schermo | quando i personaggi ci piacciono di più

Anche i “lettori deboli” hanno sperimentato il brivido, almeno una volta, di confrontare le lunghe pagine sfogliate con la loro trasposizione cinematografica. Il più delle volte, la sedicente critica condanna il film e, ovviamente, il regista/sceneggiatore.
Un confronto, soprattutto se si tratta di grandi best seller, classici e libri di alto livello, naturalmente esiste, e certamente alcune volte il film non ha motivo di esserci. Per quanto spinto dalla curiosità di vedere sullo schermo se quel personaggio corrisponde alla descrizione (se è presente) data dal libro o alla nostra immaginazione, i film finiscono per deludere soprattutto il lettore più accanito.
Ciò che tendiamo a perdere di vista, però, è che un libro è un libro, il film va considerato a prescindere dall’opera letteraria da cui è tratto o a cui si ispira. Separando i due discorsi, si può godere dell’uno e dell’altro, senza sentirci in dovere di rimuginare, formulare il solito pensiero che si insinua pian piano in mente mentre i minuti del film diminuiscono fino ai titoli di coda, per esclamare con l’acquolina in bocca: “eh, ma il libro è tutta un’altra storia”. È proprio questo, per l’appunto: un’altra storia.
La durata di un film riduce inevitabilmente il contenuto, ma se quel contenuto viene trasmesso con la stessa intensità e linearità sommaria del libro, non può che essere un racconto visivo della carta stampata altrettanto riuscito. Questo è il caso di colossal come Il Signore degli Anelli, 3 film e 17 oscar e nella lista i 500 migliori film della storia secondo Empire. Eppure, il creatore di Arda aveva scritto infinite e ricchissime pagine, così che tutto ciò che vediamo nella trilogia non può che essere una minuscola parte.
Tuttavia ne respiriamo profondamente l’atmosfera, la vividezza dei luoghi e l’ampiezza delle parole. Così i film di Ron Howard, che trasmettono ansia, suspance e bellezza architettonica delle parole di Dan Brown. Quello su cui riporterei l’attenzione dei lettori (deboli, forti, superlettori) in questa sede, è tuttavia la rappresentazione dei personaggi, indispensabili al racconto e che, nei migliori casi, nei film subiscono addirittura un drastico miglioramento. In altri casi risultano, invece, sminuiti, poveri di intensità e identità e peggio, radicalmente modificati.
Quando il cinema tradisce i personaggi letterari

Partendo dal Fantasy, data la recente fine della seconda stagione della serie Amazon GliAnellidelPotere (su cui ahimè ci sarebbe fin troppo da commentare) non sarà sfuggita a nessuno la rappresentazione completamente arbitraria di Galadriel da parte della produzione. Da nobile dama elfica, caratterizzata da una saggezza profonda, abbiamo una paladina della giustizia accanita, guerrafondaia e anche un po’ goffa nel giudizio. Tutto ciò che non emerge da nessuna pagina di nessun testo tolkieniano. Cosa ne deriva? Perdita di pubblico sicuramente fedele allo scrittore, il quale, probabilmente non sarebbe per nulla contento di vedere la sua Nerwen rivisitata a tal punto. Senza parlare dell’umanizzazione degli esseri più infimi che abitano la Terra di Mezzo: gli orchi.

Restando in tema, al secondo posto abbiamo Frodo Baggins, de Il Signore degli Anelli. Nei libri di Tolkien, viene presentato un Frodo più maturo e responsabile, con un forte senso del dovere. Nei film, magistralmente diretti da Peter Jackson, è reso più passivo e dipendente da altri, in particolare da Sam. La sua forza morale appare meno evidente rispetto al Frodo dei libri, che è più determinato e coraggioso, e non ha paura di prendere una spada in mano per difendere i suoi compagni.

Lasciamo il Fantasy per trasportarci nella luminosa New York degli anni ’20. È il turno di Jay Gatsby, l’enigmatico e misterioso protagonista del romanzo di F. Scott Fitzgerald, impregnato da un’aria di malinconia e romanticismo. La versione cinematografica di Baz Lurhmann di certo non lo condanna a un destino simile a quello che gli spetta alla fine, ma – a parte il fascino reso facile dalla scelta più che ovvia di Leonardo DiCaprio – Gatsby diventa più carismatico e dinamico, andando a perdere quella parte della sua anima più tragica e sognatrice, essenziale nella caratterizzazione letteraria.

E poi ancora, Javert, uomo inflessibile e ossessionato dal dovere, ma con una certa tragicità e complessità nel suo essere dei romanzi di Victor Hugo, nel musical del 2012 si trasforma in un antagonista diretto e meno sfumato rispetto alla versione originale, dove è anche una vittima delle sue stesse convinzioni rigide.

Stessa riduzione di identità avviene per Lestat. Il vampiro dei romanzi di Anne Rice è certamente più raffinato, affascinante e meno mostruoso di quanto appare nel film del 1994 con Tom Cruise. Nonostante il successo di Intervista col vampiro, Lestat nel libro è un personaggio più complesso, con una profonda riflessione sulla sua immortalità e sulle sue relazioni umane.

Se pensiamo poi, a quei film che non rendono alcuna giustizia ai libri, oltre che per la difficoltà di condensare in 120 minuti di film una storia d’amore di più di 51 anni, 4 mesi e 9 giorni, L’Amore ai tempi del colera ha più di qualche difetto. Anche Garcia Marquez era un forte sostenitore del fatto che il cinema, “con il suo tremendo potere visivo” è di fatto “il mezzo di espressione perfetto”, ma in questo caso vale la pena risfogliare le pagine dall’inizio alla fine quante volte si ha la tentazione di rivivere le stesse emozioni provate la prima volta.
Non solo si perde l’anima del libro, ma l’essenza dei personaggi, al di fuori della meravigliosa e toccante interpretazione di Javier Barden. Sia Fermina Daza che il suo congiunto, il Dott. Juvenal Urbino stonano nella storia, una per la scelta di un’attrice bellissima ma poco adatta a rappresentare sia la giovane Fermina che l’anziana, l’altro per la trasformazione da uomo autorevole, importante, distinto, in seduttore impertinente che manifesta il suo orgoglio tutto maschile nell’aver vinto il trofeo a discapito del rivale Florentino Ariza.
Personaggi letterari che diventano icone nei film

Ci sono casi, invece, in cui i personaggi cinematografici rendono di più di quelli nei libri, e diventano vere e proprie icone: Miranda Priestly. Nel libro di Lauren Weisberger, Miranda è una figura autoritaria, ma piuttosto stereotipata. Nel film, però, Meryl Streep le dona un carisma, una freddezza glaciale e una raffinatezza non così marcati nel romanzo, aggiungendo anche sottili momenti di vulnerabilità che umanizzano il personaggio, rendendolo più complesso e memorabile.

Un cliché, ma il Joker di Heath Ledger nel film di Christopher Nolan (Il CavaliereOscuro) ci piace di più di quello dei fumetti. La performance di Ledger ha aggiunto una dimensione di anarchia e imprevedibilità, con una profondità psicologica che rende il Joker non solo terrificante, ma anche affascinante e disturbante in un modo che i fumetti raramente sono riusciti a fare.

Senza nulla togliere ad Hannibal Lecter dei libri di Thomas Harris, Anthony Hopkins ha creato una delle interpretazioni cinematografiche migliori della storia, rendendo il personaggio indimenticabile. Così come Tom Hanks per Forrest Gump, che nel romanzo di Winston Groom è molto diverso, più cinico e spesso non compreso. Nel film, invece, è rappresentato come un uomo innocente, con un cuore puro e una visione positiva della vita, il che ha reso la sua storia molto più toccante ed emozionante.

Il racconto di Stephen King Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank dipinge Andy Dufresne come un uomo determinato e intelligente, ma nel film (Lealidellalibertà), Tim Robbins ha dato al personaggio una profondità e una forza silenziosa che lo hanno reso ancora più un simbolo di speranza e redenzione.

Per tornare al punto di partenza, nell’opera di Tolkien, Legolas è un personaggio secondario e tranquillo (di cui non viene neppure descritto l’aspetto fisico). Nella trilogia cinematografica è reso molto più attivo e dinamico, diventando uno dei protagonisti delle scene d’azione con le sue spettacolari abilità di arciere, per di più con la sua lunga chioma bionda. Ed è ciò che ha reso il personaggio molto più popolare di quanto fosse nei libri.

Giornalista di cultura e spettacolo. La scrittura è la sua forma di espressione e più grande passione, parallela all’amore per la settima arte. Laureata in Lettere Moderne, si occupa della redazione di Eclettica.
